La cocaina significa ricchezza, potere, egemonia. In Europa e nelle Americhe, in Africa e nella lontana Oceania, i boss della ’ndrangheta sono temuti e rispettati.

Nicola Gratteri

Fiumi d’oro. Come la ‘ndrangheta investe i soldi della cocaina nell’economia legale

 

 

Mondadori

Ore 19:00

intervista di Andrea Purgatori

letture Eliana Miglio

 

Nel 1973 il sequestro a Roma di John Paul Getty III, sedici anni, nipote del petroliere Jean Paul Getty, uno degli uomini più ricchi al mondo, fa conoscere al mondo l’organizzazione mafiosa dal nome impronunciabile, ’ndrangheta, che sta facendo dei rapimenti un affare miliardario, comincia a essere conosciuta anche all’estero. Con i soldi sporchi dei sequestri vengono costruiti in Meridione interi quartieri, ma si creano anche imprese edili che partecipano alle gare per gli appalti pubblici. E soprattutto, quel denaro viene investita prima nel contrabbando delle sigarette, poi nell’acquisto della droga, il vero, grande business delle mafie. L’enorme quantità di contante disponibile grazie agli «affari» richiede di essere lavata e riciclata. Come? In molti modi, e per favorirne la riconversione, gli uomini della ’ndrangheta cominciano a spostarsi al Centro e al Nord d’Italia, ma anche all’estero, in Nord Europa, in Sudamerica, in Australia, in Canada. Si stima che la ’ndrangheta fatturi ogni anno circa 43 miliardi di euro, di cui almeno il 75 per cento viene reinvestito nell’economia legale. Quelli che scorrono sono veri e propri fiumi d’oro: la mafia calabrese li investe nell’edilizia, nel settore immobiliare, nel terziario, nell’eolico, nei rifiuti, ma anche nel turismo, nel lusso, e persino nei centri di accoglienza. E lo fa grazie a una miriade di alleanze strategiche con funzionari pubblici, bancari, avvocati, commercialisti, broker senza scrupoli. Perchè la corruzione continua a essere l’ossatura del potere mafioso. Combattere contro il riciclaggio su scala planetaria diventa ogni giorno più faticoso. Questo libro, però, ci insegna che non è impossibile farlo.

 

Nicola Gratteri è uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ’ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico. Insieme ad Antonio Nicaso, da Mondadori ha pubblicato i bestseller Fratelli di sangue (2009), La malapianta (2010), La giustizia è una cosa seria (2011), La mafia fa schifo (2012), Dire e non dire (2012), Acqua santissima (2013), Oro bianco (2015) e Padrini e padroni (2016).