Non c’era mai stato niente di facile in vita sua. Non si era nemmeno mai lamentato troppo, ché alle complicazioni ci aveva fatto l’abitudine. A casa mancavano sempre i soldi, non faceva che sentire sua madre parlare di conti insieme al marito. L’unica certezza era che non sarebbero riusciti ad arrivare alla fine del mese e che nessuno faceva più credito alla loro famiglia. Era un continuo sbattere porte, anche se a sbatterle era solo sua madre, Flora Wellman, che sembrava lo facesse con metodo: cominciava con l’alzare la voce e poi, una dopo l’altra, sbatteva le porte di casa in un autentico crescendo. Qualche volta, insoddisfatta, tornava indietro e sbatteva di nuovo la stessa porta, magari proprio l’ultima, facendo sobbalzare i cuori di quelli che, in casa, le avevano contate e si erano già messi l’anima in pace

Romana Petri

Figlio del lupo

 

 

Mondadori

Venerdì 7 Agosto, ore 19:30

con Roberto Costantini ed il suo libro “Anche le pulci prendono la tosse” (Solferino)

conduce Michela Tamburrino

letture Giulia Nervi

 

Il romanzo di Jack London, della sua vita leggendaria, dei suoi amori, della sua passione politica, delle sue sfide al mondo. La sua memoria si allunga fino alle generazioni più giovani del nostro millennio. Più di una biografia: un atto d’amore. Avere una madre come Flora Wellman, stare accanto a una donna che parlava di spiritismo ed era attaccata alla terra, deve pur aver contato qualcosa per diventare “il migliore”. Per diventare Jack London. Romana Petri ha raccolto una delle sfide più fascinose che una scrittrice poteva intravvedere: quella di raccontare la furia di vivere di un uomo che ha fatto il pugile, il cacciatore di foche, l’agente di assicurazioni, il cercatore d’oro, che ha amato l’ombra azzurra delle foreste e la smagliante solarità dei mari, che ha guardato, ceruleo d’occhi e di pensieri, l’anima dei popoli in lotta e il cuore delle donne. E qui le donne sono il vero motore del racconto: la fragranza piccolo-borghese di Mabel, la concretezza di Bessie, il fascino intellettuale di Anna Strunsky, la determinazione di Charmian (“essere molte donne in una”), l’insostituibilità della sorella Eliza. Eppure Romana Petri non ha scritto una biografia: Figlio del lupo è un romanzo che srotola il filo di una storia vera, così come è vera la storia dei personaggi che abbiamo amato. E allora ecco sciorinate le vicende di un uomo sospeso fra il rovello ispirato del grande narratore e la voce dispiegata del socialista che vuol parlare, da rivoluzionario, a sette milioni di lavoratori ma non rinuncia a farsi allacciare le scarpe perché non ha tempo da perdere, sospeso fra il gioco dell’amore promesso, vissuto, tradito sempre ad alte temperature e il tormento di un fallimento incombente, malgrado il clangore del mondo e il fuoco alto della fama.

Romana Petri vive a Roma. Tra le sue opere, Ovunque io sia (2008), Ti spiego (2010), Le serenate del Ciclone (2015, premio Super Mondello e Mondello Giovani), Il mio cane del Klondike (2017), Pranzi di famiglia (2019, premio The Bridge). Traduttrice e critico, collabora con “Io Donna”, “La Stampa”, “Il Venerdì di Repubblica” e il “Corriere della Sera”. È tradotta in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Spagna, Serbia, Olanda, Germania e Portogallo (dove ha lungamente vissuto).