Guido Levi nasce a Genova il 9 gennaio 1938. Tornato nel 1945 nella sua città dopo il drammatico periodo trascorso in Svizzera, riprende la vita che gli era stata negata e nel 1957 si diploma al Liceo Classico Arecco. Nel 1964, dopo la laurea in Giurisprudenza, viene assunto dalla Rai e si trasferisce a Roma. Negli anni Settanta è autore e conduttore di nuovi format televisivi come Teatroinchiesta, I giorni e la memoria, Storie allo specchio, anticipando la «tv verità» del decennio successivo. Come segretario della cellula Rai del Partito Comunista si impegna nel promuovere la riforma del sistema radiotelevisivo. Nel 1978 diventa responsabile della programmazione televisiva della Sede regionale Rai per il Lazio. Muore prematuramente a Venezia il 20 agosto 1979.

Martedì 27 Luglio

ore 18:00

Piazza della Repubblica, Borgo Carige – Capalbio

Guido Levi

Una storia piena di paure, di ansie e di avvenimenti quasi gialli 1942-1946

Con Manuela De Leonardis e Giusy Lauriola.
Conduce Marta Mondelli
Letture Eugenio Bellini

Quali pensieri, quali emozioni attraversano la mente, il cuore di un bambino che deve improvvisamente abbandonare la sua casa e fuggire, braccato da chi, per un disegno a lui incomprensibile, lo vuole morto? È insopportabile pensare che da piccoli si debba subire tutto questo. Eppure è accaduto anche a nostro papà Guido. Il suo diario scritto nel 1946, a otto anni, racconta il drammatico sradicamento dalla vita quotidiana di un bambino ebreo: la fuga improvvisa, nel 1942, da una Genova straziata dai bombardamenti fino all’approdo in Svizzera nel 1943 per sottrarsi, con i genitori e il fratello, alla ferocia nazifascista. Per decenni il diario dattiloscritto, forse revisionato in anni successivi, è rimasto chiuso in un cassetto. Ma le immagini di un mondo atroce, un mondo che ancor oggi tollera il dolore di un’infanzia perseguitata, hanno spinto noi figlie a pubblicare queste pagine, dando a nostro padre bambino la possibilità di dialogare idealmente con lettori che potranno percepire la sua rabbia, i suoi sentimenti, scoprire il suo sguardo indagatore, cogliere la sua capacità di analisi, la sua voglia di vivere e di conoscere, nonostante tutto. È nato così “Una storia piena di paure, di ansie e di avvenimenti quasi gialli 1942- 1946”, un libro che coinvolge anche Giusy Lauriola, artista capace di tradurre in immagini di grande forza espressiva i diversi passaggi del diario. Altri interventi contestualizzano questa storia privata nel più ampio capitolo della storia del XX secolo: il commovente ricordo di nostro zio Roberto, anch’egli protagonista di quella fuga in Svizzera, le analisi storiche di Aldo Pavia e di Toni Ricciardi, l’introduzione al percorso visivo di Manuela De Leonardis. Infine, il critico cinematografico Steve Della Casa sottolinea ancora una volta quell’emozione che «fa capolino in continuazione» e che ha reso tutti noi partecipi di questo lavoro collettivo.