Marco Varvello

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Due solitudini in apparenza distanti ed inconciliabili – lei giornalista in carriera, lui camionista deluso e scontroso – che si incrociano nel limbo della pandemia. Un amore improbabile che pure si accende in una Londra deserta, ridotta al silenzio.  Il romanzo di un tempo complicato in una città complicata, che cerca sempre di correre verso il futuro ma non ha ancora fatto i conti con le ferite degli anni più recenti. È una notte d’inverno quando George, autista di TIR, si ritrova minacciato con una pistola nel porto di Belfast, dove aspetta di tornare a Londra. Senza volerlo si trova coinvolto nel rapimento di un funzionario della dogana da parte di un gruppo di terroristi irlandesi. Un destino che si ripete per lui, figlio di nordirlandesi emigrati. Un conflitto che lo insegue, suo malgrado. Ex tassista a Londra, George è un uomo amaro eppure integro. Un inglese “con la schiena dritta”, naturalmente conservatore, ovviamente sostenitore della Brexit. Niente di più diverso da Allegra, giornalista arrembante del Sunday Times. Le scuole giuste, le amicizie giuste. Si fa notare per le sue inchieste che simpatizzano per la gente di provincia, lontano dalla metropoli troppo internazionale. Scrive di Brexit sia correndo al seguito dei politici schierati a favore, sia immergendosi tra il popolo, nei tanti paesi della dura  campagna inglese. Quella gente che alla fine ha deciso per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa.  Entrambi sono arrabbiati, spinosi, carichi di nodi irrisolti. Il loro incontro sfocia in una relazione che si nutre di segretezza nei mesi chiusi della pandemia: un nido, un rifugio fuori da tutto in cui possono essere se stessi per qualche ora, qualche notte. Ma la realtà preme, chiede risposte, impone scelte.  Il ritratto secco e impietoso di una città e di un mondo. La storia di due persone che devono fare i conti con il cambiamento radicale del loro Paese, che lo vogliano o no. Diventando cosi’ metafora di una intera epoca inglese, i turbolenti anni Venti del nuovo Millennio.